Sabato 7 luglio scopriremo chi sarà il nuovo vincitore.
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Musa e protagonista dello short movie di Fabrizio Talia e Fabio Mollo inserito nel progetto At Land, Simonetta Gianfelici si è lasciata guidare alla scoperta di Maya Deren, interpretando una donna che svela molto di sé, del suo mondo emotivo, del suo privato attraverso lo sguardo, il linguaggio del corpo, attraverso gesti semplici, come truccarsi o fumare una sigaretta.
Nella sala della Galleria D’arte Moderna di Roma- durante l’ultima edizione di AltaRoma – il suo magnetismo, la bellezza e l’eleganza delle sue movenze hanno lasciato le persone presenti letteralmente incollate allo schermo.
Raccontare chi è Simonetta Gianfelici, senza scadere nelle solite banalità un po’ da wikipedia – ex Supermodella (prima tra le italiane) che ha sfilato per Thierry Mugler, Gianfranco Ferrè, posato per artisti come Helmut Newton – è complesso perché per prima cosa si deve superare tutto il background che si porta dietro, le sue catwalk di Mugler o le foto di Newton appunto (e solo per essere stringati), per raccontare una donna che conosce la moda, che si è messa a disposizione dei giovani siano essi designer, giornalisti, webziner o blogger, unico diktat che sappiano trasmettere emozioni, professionalità e che siano disposti a crescere, coscienti che in fondo non si è mai arrivati e che il divenire è il motore portante (della creatività di moda, per non dire dell’esistenza stessa).
L’abbiamo incontrata
Lei ha lavorato con i più importanti nomi della moda eppure si è messa a disposizione di un progetto di due persone molto giovani e lo fa ogni volta che fa ricerca per Who Is On Next? o che si ferma a parlare con giovani webziner, blogger, o con chi vuole scoprire il mondo della moda. Che cosa cerca nei giovani e quando un giovane designer, un progetto, le fa dire: “Mi piace, m’interessa”?
I giovani intanto continuano a rinnovare la mia curiosità e la mia energia rispetto a un mondo che io vivo da molto tempo.
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Si apre con un cortometraggio ispirato al film di Alfred Hitchcock “La donna che visse due volte” il défilé di Stella Jean per la primavera-estate 2012.
Il leitmotiv della collezione è il bon ton anni Sessanta reinterpretato in chiave creola, nel senso più esteso del termine.
Le due anime della stilista, nata a Roma ma di origini haitiane, danno vita a un metissage culturale che vede da una parte il wax africano, tessuto di cotone di altissima qualità, impreziosito da ricami e dall’altra l’uso di stoffe provenienti da Haiti con l’aggiunta di chiari richiami gallici.
Una viaggiatrice colta e ironica quella che sfila in passerella con gonne svasate, camicia e cappotto lungo stampato con collo a spezzare.
Forte la presenza della tradizione sartoriale italiana nelle lane tricot e nell’embroidery in punto maglia.
La collezione presenta anche un accenno dell’autunno-inverno 2013-2014: cappotti dalla linea a sacco, molto morbidi e sblusati nella parte posteriore.
Interessanti gli ultimi due abiti, dalla linea a metà tra redingote e campana ma con volumi amplificati, rigidi e costruiti.
Mirabile il lavoro fatto da questa giovane creatrice, uscita dal concorso “Who is on Next?”di AltaRoma, che in poco tempo è riuscita a definire una propria poetica, traducendo il gusto etnico in qualcosa di meno ridondante, arrivando a stupire non solo con le stampe ma anche con le tinte unite.
A completare lo sforzo creativo, l’accessorio cardine: la morbida maxi-clutch fatta di tessuti dalle sensazioni molto diverse, in un’autentica commistione di stili.
Abbiamo incontrato la designer.
Hai voluto aprire la sfilata con un video perché questa scelta e cosa volevi trasmettere?
Siamo in un periodo in cui la comunicazione visuale è basilare e ho pensato che un mezzo facilmente fruibile, di facile comprensione come un video fosse il modo migliore per concentrare l’attenzione su quello che poi ho comunicato con la collezione.
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Angelos Bratis, per il Ready-to-Wear, e Alessio Spinelli, per gli accessori, sono i vincitori della settima edizione.
leggi tuttoDi necessità virtù. Questo detto popolare è quello che secondo noi si addice meglio alla storia di PannoliniCackes.
Quando Tiziana Emede era incinta, nel 2010, la Mamma Linda le ha confezionato una Diaper Cake (torta di pannolini) sapendo quanto fosse appassionata di questa tradizione tipicamente americana.
La scorsa estate hanno deciso di trasformare una passione e un gesto di affetto in un progetto, in un vero e proprio lavoro.Vestitini, bavaglini, copertine, per finire con prodotti per la cura del corpo del bambino, ciucci il tutto confezionato come se fossero delle bellissime Cakes di altissimo design.
Naturalmente a rendere ancora più speciale questo particolare oggetto è la cura e l’originalità che Tiziana e Linda mettono in quello che fanno.Abbiamo incontrato Tiziana per conoscere meglio le loro crerazioni.
Quando è nato il progetto Pannolinicacke?
Il nostro progetto è cominciato la scorsa estate, da una passione per le diaper cakes americane. Quando ero incinta nel 2010 mia mamma ne fece una per la nascita di mio figlio e qualche anno dopo abbiamo ripreso questo progetto insieme inventandoci un vero e proprio lavoro.