My bag

Chi sono

Maria Elena Capitanio

Passione e rivoluzione albergano da sempre nella mia indole e contraddistinguono il mio carattere e le mie scelte.

La premessa era necessaria per raccontarvi qualcosa di me, Maria Elena detta Mela, docente di scrittura di moda allo IED, con alle spalle un’esperienza come direttore moda di High Life Tv.

Il mio percorso è cominciato con la formazione all’Accademia di Costume e di Moda, a Roma, dove ho avuto la fortuna di incontrare Adriana Mulassano, diventata più tardi mia mentore.

Non smetto mai di studiare e approfondire, credo nella forza del lavoro di gruppo e amo vivere intensamente, cercando di evitare la banalità.

La mia borsa

Non potevo che scegliere la Speedy Monogramouflage (édition limitée) di Louis Vuitton, creata nel 2008 in collaborazione con l’artista giapponese Takashi Murakami.

Oltre a essere il ricordo di un viaggio a New York, è la mia compagna di ogni giorno, la custodia del mio universo, un po’ il riassunto dei miei pregi e difetti.

La strapazzo in ogni modo, la stringo a me quando sono arrabbiata e non ho un aniti-stress a disposizione o quando mi macchio il vestito, per nascondere il danno: infondo credo che gli oggetti diventino belli solo se vissuti!

So che Vuitton è considerato, sotto certi aspetti, un marchio “inflazionato”, ma la storia di questa borsa, nata nel 1930, è quella di tutte le persone, anche molto diverse tra loro, che l’hanno indossata e trasportata nella frenesia del quotidiano, in bilico tra stile e praticità.

Il contenuto

Immancabili sono l’i-phone con relativo caricatore, per stare sempre in contatto con il mondo- odio l’isolamento- e una serie di piccole “borse nella borsa”: la miniatura di Balenciaga, un portamonete di Gucci con le sembianze di un porcellino e quello di Hermès a forma di mela, regalatomi da mio padre quando ero bambina; due bustine di Vuitton con contenuto segreto e una di Hermès per il make-up.

Il porta-fazzoletti provenzale, ricordo di Nizza e le salviettine di Fortnum & Mason.

Gli occhiali “Le Marquises” di Dior per nascondere i segni delle ore piccole, il rossetto trasparente e protettivo di Chanel, il porta-profumo Travalo comprato al Dutyfree e qualche taccuino, soprattutto Moleskine, per appunti e pensieri di ogni genere.

Porto sempre con me anche un sacchettino di pietre colorate contro l’energia negativa, prese a Londra; la penna di Cartier che era di mia nonna e la sciarpa verde, per scaldarmi, soprattutto il cuore, perché ha un grande valore affettivo.

Per ultimo, il portafoglio, in questo caso di Prada, che cambio continuamente senza darmi pace: io uscirei anche senza, ma non si può proprio fare!

Autore:
Stefano Mastropaolo

Pubblicato:
3 novembre 2011

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