Pugliese, classe ’77 , diplomato all’ Istituto Europeo del Design, de Biase vanta un prestigioso curriculum maturato nel gotha delle principali maison internazionali, da Fendi ad Yves Saint Laurent fino alla collaborazione con John Galiano in qualità di responsabile della linea calzature uomo – donna.
Innovativo, sperimentale, decisamente futuribile Corrado de Biase ha presentato venti abiti realizzati in organza , organdis e feltro provocatoriamente perforati e caratterizzati da linee rigide solo in apparenza.
L’innovazione espressa attraverso la scelta dei materiali ed il loro sapiente utilizzo sembra essere il leit motiv di questa collezione dove il feltro si presta alla versatilità architettonica, alla precisione sartoriale e l’organza e l’organdis, materiali classici, quasi dimenticati, sono forzati ad una rigidità a cui non sono destinati.
Gli abiti di questo giovane designer appaiono privi di quella struttura classica propria della haute couture dando piuttosto l’impressione di essere degli iper –accessori.
Incuriositi dalle scelte estetiche di Corrado de Biase lo abbiamo incontrato per conoscere meglio il concept che c’è dietro la sua collezione.
Com’è nata la collezione che ha presentato durante AltaRoma?
Sicuramente dal desiderio,strettamente personale, di cercare di definire una shilouette nella sua totalità. Per circa otto anni,col mio lavoro di designer di calzature, posso dire di averne definito circa un 10%, a settembre finalmente ho maturato la decisione di cercare di definirne il resto attraverso una mia propria collezione.
Se dovessi dire quali sono state le ispirazione mi piace pensare che ,quando mi sono ritrovato davanti un foglio bianco, la mia mente abbia fatto una selezione automatica tra tutti gli elementi cari al mio immaginario preferendone alcuni e miscelandoli in maniera forse casuale dando vita a ciò che avete visto in passerella.
I colori e le forme delle opere di Sottsasse Mendini e del loro movimento Memphis, i tagli e le shilouette di Cardin e Courreges, la poesia e la follia di un’ icona come Mariantonietta, la leggerezza e la trasparenza dei fondali marini e delle meduse e poi, indubbiamente, la colonna sonora di uno dei miei film preferiti Il silenzio degli innocenti.
Tutti elementi a me cari che si sono fatti spazio durante il processo creativo senza che io lo volessi o lo domandassi necessariamente.
Chi è la donna De Biase?
Credo sia troppo presto definire una “donna De Biase” ,piuttosto, mi piace pensare che una qualunque persona, che abbia il senso della curiosità,della sfida, della ricerca e, di conseguenza ,sia tentata a provare uno di questi abiti, interpretarlo,dandogli un identitàdi cui io ho solo definito la superficie. Questo è il genere di persona,di donna, a cui mi sono rivolto e mi rivolgo con questa collezione.
Credo che esistano persone in grado di usare strumenti – abiti in questo caso – forniti e concepiti da altri – i designer di moda ad esempio- per procurarsi un piacere e procurarne ad altri,creando spesso immagini più belle e lontane da quelle a cui il designer stesso aveva pensato; sono queste le persone che vorrei diventassero “la donna De Biase”.
Fendi, Yves Saint Laurent, John Galliano, quanto dell’esperienza acquisita collaborando con loro ha portato in passerella?
Sicuramente lavorare per dei grandi gruppi ti lascia la paura di non riuscire mai ad eguagliarli ma ti da al tempo stesso la maturità, l’esperienza e la voglia di provare a fare da solo.
Indubbiamente c’é un po’ dei tre in questa collezione: la capacità di osare sempre e comunque di Fendi, l’ossessione per il taglio e il dettaglio di YSL, l’amore per la definizione della shilouette e l’idea di concepire la moda come, innanzitutto uno strumento che faccia sognare la gente, di John Galliano, il più grande a mio parere.
Che rapporto hai con i Blog, i Web Magazine di Moda?
Adoro i blog di moda, credo sia lo strumento migliore per capire come il pubblico finale reagisce al nostro prodotto.
Per questo sono spesso avido di informazioni e commenti sui siti delle riviste di moda, perché a differenza delle riviste stesse, lasciano al lettore la possibilità di commentare ciò che vede e legge,permettendo a noi “addetti ai lavori” di capire come la gente comune interpreta i messaggi che le vengono proposti.
Autore:
Stefano Mastropaolo
La passione per gli oggetti, del loro riuso, in uno spazio espositivo davvero affascinante.
Se amate il vintage, l’ethical fashion, il recycle style questo piccolo, ma ricchissimo, spazio diventerà una tappa obbligata.
Come avete scelto questa location e l’allestimento?
Tutto quello che c’è in negozio è in vendita, anche i mobili dove teniamo gli oggetti, gli accessori, l’allestimento stesso quindi è parte di quella ricerca di pezzi vintage o riciclati di cui parlavamo prima.
La scelta di non avere dei mobili “fissi”, permette allo spazio di mutare ogni volta che un elemento deve essere sostituito.
Pseudonimo con il quale realizzano le loro opere Sylvio Giardina, fashion designer e Raffaele Granato graphic designer.