
Il 10 maggio presso il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX ha inaugurato la mostra “This Is Bijou! L’ultima frontiera dei giacimenti culturali dell’ornamento per il corpo”.
Quello che c’è stato presentato, e che vedrete visitando l’esposizione che rimarrà aperta fino al 31 maggio, non è un panorama di gioielli contemporanei, né di bigiotterie da mercatino, né tanto meno opere d’arte intoccabili, ma oggetti, ornamenti, accessori che utilizzano materiali, tecniche, forme innovative, moderne che fanno del riuso la loro filosofia.
Il curatore dell’evento, Claudio Franchi, ricorre alla lungimirante visione di Roland Barthes che nel suo “Il senso della Moda” recita: Il Bijou è un nonnulla, ma un nonnulla che emana grande energia: spesso poco costoso, venduto nei normali negozi e non più nei templi della gioielleria, di materiali vari, d’ispirazione libera (spesso anche esotica), dunque deprezzato nella sua essenza fisica, il bijou – anche il più modesto – rimane l’elemento vitale di una toletta, perché ne sottolinea la volontà d’ordine, di composizione, cioè d’intelligenza.
Il bijou regna sul vestito non perché è prezioso in se, ma perché concorre in maniera decisa a renderlo significante.